Tesi Laurea Aggressivita Scarica

Tesi Laurea Aggressivita Scarica tesi laurea aggressivita

Definizioni a confronto Il concetto di aggressività è stato da sempre oggetto contribuiscono a rinforzare la tesi secondo la quale il nostro cervello .. di bisogni sensoriali fino al tentativo di scaricare la tensione causata dal dolore associato alla comparsa degli incisivi. .. Tesi di Laurea di: Giulia BIDINOST. Nel sito sono pubblicati gli Abstract o le Tesi su autorizzazione del Relatore. Il comportamento aggressivo del bambino (ADHD) e il riconoscimento di segni e. Corso di Laurea magistrale in Lavoro . mappare i comportamenti aggressivi nei confronti degli assistenti sociali? Questo lavoro Il primo capitolo di questo lavoro di tesi vuole essere una rivisitazione dei temi fondativi del temporaneamente di un livello di angoscia troppo alto, attraverso una scarica motoria.» Ricordo la tesi di Winnicott: nella relazione fra soggetto e oggetto bisogna distinguere il modalità difensiva sembra predire la scarica dell'aggressività. con Claudia Rabaiotti (una studentessa di cui avevo seguìto la tesi di Laurea, di una autonoma pulsione deputata alla scarica di una aggressività fine a se .

Nome: tesi laurea aggressivita
Formato:Fichier D’archive
Sistemi operativi: MacOS. iOS. Windows XP/7/10. Android.
Licenza:Solo per uso personale (acquista più tardi!)
Dimensione del file: 49.89 Megabytes

Il concetto di aggressività è stato da sempre oggetto di studio nei più svariati campi della ricerca. Interpretare inter-pretium, accordarsi significa interagire con il mondo non solo secondo il principio di causa -effetto, ma anche e soprattutto secondo processi di comunicazione.

Si parla di aggressività auto-diretta quando il soggetto mette in atto condotte automutilatorie dirette verso il proprio corpo e che provocano un danno fisico ai tessuti Tate e Baroff, Il fondatore della psicanalisi, S. Ella sottolinea come il lattante abbia bisogno di mordere, di divorare, tanto che quando gli verranno a mancare le soddisfazioni relative allo stadio orale della suzione, le cercherà proprio nello stadio orale del mordere.

Contrariamente a quanto constatato da Freud, la dinamica dei fattori psichici per la Klein non si identifica solo come polarità tra impulso di vita e impulso di morte, ma soprattutto come interazione continua tra i due fattori.

Il gioco del rocchetto, Freud S.

Parallelamente, studi neuropsicologici indicano che i due emisferi cerebrali apportano un differente contributo alle manifestazioni emotive. Le loro azioni ad ampio raggio che coinvolgono le diverse strutture cerebrali, permettono al soggetto di regolare il proprio stato emotivo, il controllo esecutivo, la motivazione e le risposte motorie.

Le endorfine sono sostanze classificate come neurotrasmettitori. I bambini autistici risultano infatti essere meno sensibili al dolore, meno emotivi, piangono di meno, risultano meno adeguati sul piano relazionale e manifestano inol - tre un'estrema resistenza all'estinzione dei pattern comportamentali patologici Barron e Sanderman, Esperimenti condotti sugli animali hanno dimostrato come dal trattamento con elevate dosi di oppioidi endogeni emergessero sintomi quali: a insensibilità al.

Se ne deduce quindi che le FE regolano tutti i tratti del comportamento che permettono al soggetto di comprendere, pianificare ed elaborare gli stimoli ambientali in modo da risponderne in maniera quanto più adattiva possibile. Anatomicamente le FE sono collocate a livello proprio della corteccia prefrontale e dei circuiti sottocorticali.

Vari studi hanno ricercato la correlazione tra deficit esecutivo, comportamento aggressivo e metabolismo prefrontale. Secondo Visser , fattore di rischio per la comparsa di sintomi aggressivi in bambini autistici, non è tanto la disabilità intellettiva in sé, quanto la povertà di strategie cognitive.

Le FE, quale sistema di sottoprocessi distinti, ma sottilmente correlati fra loro, avviano e monitorano pensieri e azioni, giungendo a portare a termine un comportamento finalizzato.

La conferma di tali ipotesi giunge anche dagli studi delle neuroscienze, che hanno riconosciuto molteplici corrispondenze neurologiche tra le aree cerebrali implicate nelle due funzioni. La possibilità di integrare e organizzare le informazioni sensoriali , sta alla base della maturazione di tutte le componenti di sviluppo del bambino. Non appena raggiunta tale capacità, è infatti possibile una miglior organizzazione di molte altre abilità complesse, dalla coordinazione grosso e fino motoria, al controllo delle proprie emozioni e del comportamento, fino alla gestione delle relazioni interpersonali.

Marco et al. Shentoub e Soulairac hanno a lungo studiato le condotte auto -mutilanti evolutive, suddividendole in condotte primitive e condotte strutturate e orientate.

Le prime, molto frequenti fino ai due anni, si esplicano in atti di mordersi, graffiarsi, gettarsi per terra, e fungono, da mezzi di adattamento, esplorazione, strutturazione di sé e soddisfazione autoerotica. In ogni caso queste manifestazioni che compaiono di norma a otto mesi, si concludono in media diciassette mesi dopo, e permettono al bambino di entrare con più efficacia in rapporto con gli oggetti esterni.

Si passeranno ora in rassegna alcuni grandi quadri patologici, rispetto ai quali sono stati identificati, a più livelli, condotte o atti aggressivi. La deprivazione affettiva nel bambino, e le conseguenze che queste riportano sui piani emotivo, cognitivo e comportamentale, sono state a lungo studiate nei bambini abbandonati, istituzionalizzati, o vittime di violenze.

Se tra i 12 e i 18 mesi essa è diretta principalmente contro se stessi, si manifesta più avanti in forma diffusa, etero -diretta e priva di ansia. Si è osservato inoltre, come gli atti autolesivi quali pizzicarsi, graffiarsi, mordersi, picchiare la testa o colpirsi con i pugni, sono più frequenti negli individui con più severa disabilità intellettiva e con deficit del linguaggio espressivo Mc Clintock et al.

Interessante è lo studio di Petty et al. Fattori di rischio per la comparsa di condotte aggressive tra i soggetti con ASD si sono dimostrati essere: povertà di strategie comunicative , basso QI , sesso maschile, giovane età e peggiori condizioni socio economiche della famiglia Lahey et al.

Il quoziente intellettivo, tuttavia, non si è rivelato essere un fattore sempre indicativo, poiché comportamenti aggressivi sono stati osservati anche in soggetti ASD ad alto funzionamento. Nel dettaglio, lo studio condotto da Quek et al.

Tesi di Laurea su ADHD

Frequente, è anche la presenza di comportamenti autolesivi , che, come per la disabilità intellettiva, sono spesso temporalmente anticipati dalla presenza di movimenti stereotipati e ripetitivi Symons et al. Non è ancora chiara la precisa eziologia del sintomo aggressivo, ma sembra che i principali fattori di rischio siano da ricercare sia in ambito psicobiologico che ambientale. Ercan e colleghi , dimostrarono a tal proposito che, accanto a fattori neurobiologici, lo stile genitoriale soprattutto materno e la familiarità positiva per disturbi psichiatrici siano importanti indici di rischio per manifestare comportamenti aggressivi di vario tipo.

Se la clozapina è comunque associata ad alcuni effetti collaterali tra cui leucopenia e aumento di crisi epilettiche, il risperidone , antagonista della dopamina e della serotonina, è preferito in età evolutiva proprio perché accanto ad una buona efficacia terapeutica, si riscontra anche una minor incidenza di effetti secondari tra cui sedazione, manifestazioni distoniche o discinesia tardiva.

Secondo la teoria biologica che attribuisce la causa del comportamento auto o eterolesivo allo spropositato aumento di oppioidi endogeni, è stato fatto grande uso, in passato, del naltrexone , antagonista degli oppiacei. Gli studi che si sono concentrati su questo farmaco, sebbene metodologicamente validi, sono tuttavia pochi e riportano risultati tra loro contrastanti. C houinard et al Cerco neuropsicomotricista dell'età evolutiva da inserire in un associazione appena costituita su Leggi tutto Si ricerca per centro di riabilitazione 1 neuropsicomotricista per lavoro in libera professione C Famiglia cerca terapista della neuropsicomotricita' per intervento domiciliare.

Contattare: Sa Vuoi Pubblicizzare su questo sito la tua attività gratis? Stiamo sperimentando un nuovo servizio, si tratta di un ulteriore spazio in cui potrai presentarti in maniera più concreta e veloce inserendo con semplicità: informazioni, video, foto, eventi, messaggi e tanto altro … se non possiedi un account clicca su registrarti.

Definizioni a confronto Il concetto di aggressività è stato da sempre oggetto di studio nei più svariati campi della ricerca. Aggressività o aggressione? Hartmann, Kris e Loewenstein: aggressività come fondamento della struttura psichica Pur conservando la strutturazione della psiche in Es, Io e Super -io, Hartmann, Kris e Loewenstein , ipotizzano un processo evolutivo che segue un percorso diverso da quello pensato da Freud.

Quest ultima è considerata come un comportamento cronico di danneggiamento tissutale priva di intenzione di morte. Nel differenziare i comportamenti suicidari e quelli automutilanti, che possiedono in comune un substrato di aggressività e spesso sono in comorbilità fra di loro, individua nella condotta automutilante un atto teso al sollievo, ma non alla morte, espressione di aggressività cronica e non transitoria.

Non sempre la distinzione tra aggressività eterodiretta e autodiretta è evidente. Spesso coesistono nella stessa persona condotte auto ed eteroaggressive, sentimenti di ostilità e rancore che vengono rivolti verso se stessi.

La condotta tossicomanica avrebbe il significato di un microsuicidio, di un suicidio cronico e strisciante. L interesse per questa relazione è continuato nel tempo con metodologie di studio eterogenee e diversificate. Più recentemente, numerosi ricercatori hanno ipotizzato l esistenza di un fattore comune tra le condotte auto ed eteroaggressive, rappresentato dalla riduzione del controllo degli impulsi e della aggressività.

Questa ipotesi è sostenuta non solo da psicologi e psicoanalisti, ma anche dagli autori di studi neurobiologici Van Praag, , clinici Pilowsky e Spence, ; Tardiff, e psicometrici Plutchik, 7. In particolare, in campo biologico, sulla base di numerosi studi, viene associato a condotte auto ed eteroaggressive l alterazione di alcuni sistemi neurotrasmettitoriali, come la riduzione dell attività serotoninergica.

Di Fiorino, , L aggressività, aspetti clinici, Lucca: Psichiatria e territorio. Nelle storie di persone con condotte autolesive possiamo rintracciare: irritabilità, temperamento violento, frequenti violenze fisiche e risse, comportamenti impulsivi e impulsività manifestata attraverso comportamenti sociopatici come i conflitti con l autorità. Questo modello empirico, descritto per la prima volta da Smith 9, è uno schema pratico che suddivide ogni singolo episodio in fasi successive, individuando gli approcci prioritari e gli interventi efficaci per ciascuna di esse.

Il ciclo inizia con un primo scostamento dalla linea basale psicoemotiva dello stato stazionario. Si parla di un attivazione psicofisiologica arousal che investe la persona, determinando un attivazione psicomotoria caratterizzata da cambiamenti emotivi, fisici e psicologici. I tipici fattori scatenanti possono essere: l intensificazione di una stimolazione avversativa, la disinibizione indotta da sostanze, la percezione di mancanza di alternative, la presenza di fattori di provocazione veri o presunti , come insulti o derisioni, l esperienza di fattori stressanti maggiori, come recenti perdite, eventi catastrofici.

Durante la fase del trigger, l intervento d elezione è diretto al riconoscimento del fattore scatenante e alla sua rimozione. E contraddistinta da un ulteriore deviazione dalla linea basale psicoemotiva.

A questo punto, le probabilità di evitare un comportamento aggressivo dipendono dalla tempestività degli interventi, volti alla riduzione progressiva della posizione violenta assunta dalla persona.

Questa è la fase di massimo eccitamento e di massima distanza dalla linea basale psicoemotiva. Da questa posizione, la persona, se non 8 A.

Sanza, , Il comportamento aggressivo e violento in psichiatria, Torino: Centro Scientifico Editore. Se l aggressione viene portata a termine, è il momento della gratificazione, sia per la conseguente diminuzione dello stato di arousal, sia per la comparsa di elementi valutativi che inducono ad un rinforzo, almeno temporaneo, dell autostima.

E caratterizzata dal graduale ritorno alla linea basale psicoemotiva, ma da un livello di arousal ancora elevato e potenzialmente recettivo nei confronti di nuovi fattori scatenanti.

Nell autore della violenza compaiono emozioni negative, legate a sentimenti di colpa, vergogna o rimorso. Si stabilisce una recettività per interventi di carattere psicologico volti all elaborazione dell evento che si è verificato. Le prime due fasi, che costituiscono la preaggressione, sono caratterizzate dalla comparsa, come segni prodromici, di manifestazioni comportamentali di tensione e irrequietezza. In un ambito clinico, questi segnali dovrebbero suscitare allarme e preoccupazione negli operatori presenti, che dovrebbero effettuare una rapida diagnosi della situazione, in modo da orientare le decisioni successive.

Nella diagnosi situazionale assumono un ruolo di rilievo la diagnosi clinica della persona, l assunzione di sostanze alcoliche o stupefacenti, i precedenti comportamenti aggressivi. Inoltre, altrettanto importanti sono considerati i correlati verbali e non verbali dell aggressività, che sono indicativi dello stato di tensione che prelude all azione violenta.

AGGRESSIVITÀ - Introduzione Teorica

In particolare occorre fare attenzione a: a contratture della muscolatura facciale, stringere i pugni, serrare i denti, sguardi minacciosi, b minacce verbali, aumento del volume della voce, emissione della voce continua, c aumento di comportamenti motori macroscopici, quali gesticolazione, passeggiare rapidamente o altri movimenti corporei. Riassumendo, in un ambito clinico, la valutazione dell aggressività deve essere compiuta a parte e indipendentemente dal procedimento diagnostico della persona, e consiste nell approfondimento delle condizioni di rischio per il ripetersi di nuovi atti di violenza.

A questo proposito sarà necessario fare attenzione a fattori clinici diagnosi, dipendenza da sostanze , fattori personologici modalità di interazione con le altre. Nella ricerca delle cause che generano un comportamento aggressivo possiamo considerare l approccio etologico e antropologico, che fa riferimento alle teorie evoluzionistiche, e quello più prettamente psicologico, in cui abbiamo un panorama molto variegato: da una parte possiamo raggruppare tutti quegli studi condotti in ambito cognitivo, comportamentale e sociale, dall altra abbiamo la vasta produzione psicodinamica.

Tutti questi approcci, nonostante la diversità dei metodi e degli assunti teorici, hanno un elemento comune: propongono teorie in cui l interazione tra fattori interni, come spinte pulsionali o elementi valutativi e decisionali, e fattori esterni, cioè situazionali o ambientali, assume un ruolo centrale per la spiegazione del problema.

Gli etologi e gli antropologi abbracciano le teorie evoluzionistiche di Darwin 10, in base alle quali è possibile accostare lo studio del mondo animale a quello umano grazie alla presenza di antenati comuni, come è dimostrato da strutture cellulari e molecolari identiche e da strutture cerebrali affini, per quanto riguarda i mammiferi.

Menu sezioni

In questo senso, anche il comportamento sociale e individuale è soggetto alle leggi della selezione naturale e dell adattamento, che fanno prevalere le variazioni più favorevoli alla sopravvivenza e alla conservazione della specie: se ci sono comportamenti istintuali da lunga data, come l aggressività appunto, è perché si sono rivelati adattivi.

L approccio etologico, infatti, attribuisce all aggressività una funzione di difesa, di procacciamento del cibo, di conquista e protezione del territorio, di mantenimento e acquisizione del rango all interno del gruppo, di ricerca del partner, di selezione dei soggetti più forti. Sotto questo punto di vista, l aggressività è un istinto utile alla sopravvivenza della specie e dell individuo Gli autori che appartengono a questo approccio, domandandosi quali siano le origini e le cause dell aggressività, propongono una gamma di risposte, anche se modulate entro i diversi metodi e paradigmi, analoghe a quelle che possiamo riscontrare nei seguenti approcci comportamentisti e psicodinamici.

Infatti, il prevalente innatismo nella spiegazione del comportamento non toglie che tra gli etologi e gli antropologi vi sia chi insiste sulle circostanze ambientali, quanto alla genesi dell aggressività, e sulle componenti reattive, quanto al suo innesco, fino a negare che vi sia propriamente un istinto aggressivo che presiede ad ogni fenomeno di aggressione Lorenz 13, sostiene che gli istinti, intesi come impulsi e schemi di comportamento ereditari e non appresi, sono in grado di scatenarsi anche in assenza di stimoli esterni, in seguito ad un accumulo di energia che scatena la reazione.

Interessante è la distinzione, proposta dall autore, tra l aggressività del predatore, che assale individui di altre specie aggressività interspecifica , e quella tra individui della stessa specie aggressività intraspecifica. All aggressività intraspecifica 11 G. Lorenz, , L aggressività, Milano: Il Saggiatore.

Nella tradizione etologica, dove domina storicamente la figura di Lorenz, risulta prevalente l idea di una origine istintiva dell aggressività negli animali e nell uomo, alla quale si collegherebbe l idea di un suo necessario esercizio o di una sua scarica. Ardrey , 14, a proposito, ritiene che l uomo sia dominato da immutati e incoercibili istinti come quelli dei nostri antenati scimmieschi: l aggressività nella forma di cruda aggressione intraspecifica assassinio è connaturata nell uomo, in quanto geneticamente ereditata da ominidi che si sono evoluti proprio grazie alla loro attitudine all uso delle armi per l aggressione predatoria.

L inquietante conseguenza è quella in base alla quale l aggressività bellicosa non va tenuta a bada per garantire la specie umana, ma anzi, è necessaria al suo sviluppo.

Eibl-Eibesfeltd 15, in accordo con le tesi di Lorenz, distingue l istinto dal semplice impulso o spinta. L impulso è un meccanismo motivante, che spinge dall interno dell organismo e richiede un azione risolutiva. L istinto appare invece un programma o un modulo comportamentale a disposizione dell individuo che, una volta innescatesi in certe condizioni scatenanti, prevede sequenze d azione prefissate, è preformato, nel senso che fin dalla prima esecuzione si manifesta nella sua forma completa e definitiva.

Infine, l esecuzione è piuttosto rigida, stereotipata, piegandosi scarsamente alla variazione delle circostanze ambientali. Con queste caratteristiche l istinto è sicuramente innato, ereditato e selezionato dall evoluzione. Il comportamento aggressivo dell animale segue questi criteri, perché presieduto da un istinto, cioè uno specifico programma che spiega come mai certi comportamenti, anche complessi, vengano attivati correttamente anche da animali isolati. La questione, secondo Fornaro 16 si complica nel caso dell uomo.

Non c è dubbio che ci siano spinte e motivazioni nella direzione di certi comportamenti aggressivi, come: la caccia e l uccisione di animali per fini alimentari, i conflitti per il territorio, per l accaparramento di beni, le contese per l accoppiamento o per la gerarchia nel gruppo.

Ma che la loro esecuzione sia dettata totalmente da programmi 14 M. Infatti non possiamo dimenticare come, per gli esseri umani, il peso dell apprendimento e della cultura nell esecuzione di questi comportamenti sia molto importante. In generale, valutazione delle circostanze, personalità, apprendimento e quindi cultura, sono i fattori che intervengono come variabili nell attuazione, o nella rinuncia, del comportamento aggressivo, tanto più significative e rilevanti, quanto più saliamo lungo l albero filogenetico delle specie e, in particolare, quando parliamo dell uomo.

A questo punto, il perno della discussione tra chi propende per una soluzione più istintivista o per una più ambientalista-culturalista, sta nella valutazione del peso che i fattori genetici esercitano sul comportamento individuale: se siano determinanti, nel senso di fornire una rigida sequenza comportamentale, o se invece solo predisponenti, nel senso di fornire l innesco di un certo comportamento a fronte di un dato stimolo, o nel senso di preorientare modalità e sequenze di esecuzione.

Le tesi di Leakey e Lewin 17 tendono verso questa direzione. Il comportamento umano e quello aggressivo, è adatto e adattabile alle condizioni ambientali, tra le quali spiccano le esigenze e le caratteristiche della vita associata: non esistono azioni in tutto e per tutto biologicamente determinate, ma solo culturalmente rimodellate.

TESI LAUREA AGGRESSIVITA SCARICA

La tesi opposta è sostenuta da Wilson 18 : ogni comportamento, anche quello aggressivo, ha una fondazione rigorosamente genetica. Il patrimonio genetico offre, ad ogni specie, un ventaglio di possibilità: la risposta aggressiva è quella più conveniente in certe situazioni.

L aggressività è innata nel senso che sono iscritti certi programmi comportamentali, ma la loro esecuzione non è necessaria o univoca: data una situazione stimolo, dato il patrimonio istintuale specie-specifico, non sempre l esecuzione è prevedibile. Le predisposizioni istintuali non tolgono spazio alla variabilità comportamentale indotta dalle circostanze ambientali. Secondo questi approcci, la genesi dell aggressività è da rintracciare in fattori ambientali o sociali, mentre è stato ridotto al minimo il ricorso a pulsioni e istinti, perché ritenuti inosservabili o perché difficile intervenire su di essi.

Infatti, è prevalso il modello di funzionamento mentale secondo S-R stimolo-risposta , in base al quale, qualunque comportamento non è altro che una risposta a stimoli prevalentemente esterni. L enfasi sul fattore ambientale, inteso come primario, se non esclusivo, si riscontra sia nell ambito della psicologia comportamentista, sia nell ambito degli studi della psicologia dell apprendimento e delle motivazioni e anche nella psicologia sociale.

Se poi l ambiente influente è normalmente definito dalla pratica educativa e dalle relazioni sociali, ne consegue la fiducia, da parte dei sostenitori di queste teorie, che un diverso ambiente, modificato con opportune tecniche educative, sociali e politiche, possa eliminare le espressioni disfunzionali e pericolose dell aggressività.

I classici metodi per lo studio dell aggressività con animali, prevedevano tecniche di condizionamento, come l associazione ripetuta di uno stimolo neutro che poi diventa condizionato a uno stimolo che suscita di per sé una risposta rabbiosa come una scossa elettrica , e tecniche di rinforzo positivo o negativo, con cui si premia o si punisce l espressione, anche casuale, di un comportamento aggressivo.

Esperimenti sul primo tipo di condizionamento sono stati condotti anche da Pavlov 19, padre della riflessologia russa. Nei suoi esperimenti emerge un aspetto interessante dell aggressività: la sua modellabilità di risposta in funzione della prevalenza di una spinta primaria per la sopravvivenza, come, ad esempio, quella alimentare. L espressione più rigorosa della posizione comportamentista si ha con Skinner 20 e la sua teoria dell apprendimento per rinforzo, in base alla quale l aggressività viene 19 M.

Dollard e Miller 21 pubblicarono, nel , Frustrazione e aggressività, un opera che costituisce una pietra miliare negli studi sull aggressività. Secondo questi autori, la frustrazione è la condizione necessaria e sufficiente per la genesi dell aggressività. Questa ipotesi unisce l approccio S-R, per cui l aggressività nasce in risposta ad una situazione esterna avversa, con la supposizione di una pulsione aggressiva, che la frustrazione attiverebbe.

Propriamente non si tratta di un istinto che cresce e vuole una scarica, ma di una spinta reattiva che, nata dall interno, si pone tra stimolo e risposta ed è volta a eliminare la fonte della frustrazione, cioè l ostacolo che ha impedito all organismo il conseguimento di un proprio scopo. Dollard e Miller, hanno introdotto tra S e R una variabile motivazionale, di matrice endogena, precorritrice di futuri sviluppi, mentre Skinner ha continuato a vedere una meccanica di contingenze esterne e di rinforzi altrettanto esterni.

Sears e Miller 22 hanno apportato ulteriori e importanti modifiche alla concezione teorica iniziale di Dollard: l aggressività è solo una delle possibili risposte alla frustrazione, ma sicuramente, essendo ordinate gerarchicamente in base alle condizioni ambientali, ne rappresenta il vertice.

I primi studi sull aggressività in gruppi umani sono stati condotti intorno agli anni Trenta da Lewin Rifiutando sostanzialmente lo schema esplicativo S-R e l idea dell apprendimento del comportamento per semplice associazione, Lewin insiste sul potere determinante del gruppo, inteso come un campo in cui l individuo opera. Le caratteristiche comportamentali della singola persona si plasmano in funzione dell assetto complessivo del gruppo, il quale le modifica rispetto a quelle che la stessa 21 J.

Dollard, N. Miller, L. Doob, L. Mowrer, R. Per questo motivo, gli studi di questo autore vengono considerati al di fuori dell area comportamentista, ma più propriamente nell ambito della psicologia sociale. In base a queste premesse, interpreta il diverso comportamento del gruppo e delle singole persone dal complessivo clima relazionale tra i membri, il quale, a sua volta, viene creato dal diverso stile di leadership autoritario, democratico, lassista.

Per Lewin, quindi, l atmosfera di gruppo in particolare autoritaria è decisiva per l induzione del comportamento aggressivo delle singole persone, come effetto pressoché immediato delle forze interagenti nel campogruppo, piuttosto che la diretta influenza modellatrice del leader o le caratteristiche pregresse dei singoli.

Milgram 24 ha condotto delle interessanti ricerche sul rapporto tra aggressività e obbedienza. La grande maggioranza delle persone che partecipavano ai suoi esperimenti, pur ritenendo di procurare intenso dolore alla vittima, somministrava scosse molto forti dietro ordine dello sperimentatore. Questi casi andrebbero a confermare l ipotesi dell aggressività facile, che si manifesta quando se ne delega la responsabilità all autorità, alla struttura organizzativa.

In questo caso le cause dell aggressività facile sono fatte risalire alla soggezione verso le figure e le organizzazioni autorevoli della società.

Nella fase di passaggio dal comportamentismo al cognitivismo, la tesi di Dollard della frustrazione-aggressione, anche se contestata, rimane un punto di partenza importante. Se la frustrazione è accettata come uno dei fattori in grado di innescare una risposta aggressiva, le ricerche si muovono nella direzione di indagare le variabili esterne e poi anche interne dell individuo che intervengono nell indirizzare l effettiva risposta.

Archivio Tesi - Psicologia

Inizialmente prevalgono le risposte che insistono sulle variabili ambientali: la paura della punizione, l indisponibilità dell agente frustrante come bersaglio dell atto, sopprimono la risposta aggressiva o la deviano su un altro oggetto; viceversa, suggerimenti che evocano aggressività, come l esposizione ad un arma, incrementano la probabilità di emissione di risposte aggressive a parità di situazione frustrante Questi sviluppi non rompono ancora con lo schema generale S-R, per cui l aggressione è comunque una risposta a certe situazioni stimolo e non un autonoma e originale iniziativa della persona.

Tuttavia, l idea di una valutazione cognitiva che modula la risposta, porta la teoria in una direzione che va oltre al modello comportamentista. Gli studi di Berkowitz e Bandura, sono un esempio del generale passaggio al modello cognitivista e dei suoi sviluppi Secondo questo approccio, si pone attenzione al ruolo che assume la valutazione cognitiva dello stesso stimolo attivante, interno o esterno all organismo.

Per esempio, secondo la teoria dell attribuzione cognitiva dell attivazione fisiologica Zillmann, 27, la risposta aggressiva dipende da come una data reazione fisiologica, suscitata nell organismo da uno stimolo spiacevole, è classificata e compresa dal soggetto.

A sostegno di questa tesi possiamo ricordare gli studi di Schachter e Singer 28, in cui l attivazione fisiologica non determina la stessa risposta emotiva, perché l emozione espressa e il conseguente comportamento, dipendono dagli elementi cognitivi a disposizione del soggetto e dalla relazione in cui si trova. Risulta infatti che la risposta aggressiva è doppiamente funzionale: all intensità dell attivazione somatica e all interpretazione di natura cognitiva della situazione.

Secondo Berkowitz 30 la valutazione cognitiva entra certamente nella decisione che la persona prende di fronte ad eventi spiacevoli. La situazione frustrante è già soggetta a valutazione: se la frustrazione è attribuita ad un evento accidentale 26 Ibidem. Quale sia la via che la reazione emozionale prende, fino alla consumazione o meno dell atto aggressivo, dipende da ulteriori valutazioni cognitive degli effetti prevedibili in base alle esperienze precedenti di premio-punizione dell aggressione e infine dalle regole sociali apprese.

In conclusione il comportamento che sfocia nell aggressione è l esito di una successione di sequenze, caratterizzate da sorte di nodi decisionali cognitivi, secondo un modello che mima l elaborazione seriale dell informazione. Bandura 31 , all interno della teoria dell apprendimento sociale cerca di spiegare l aggressività come il risultato dell imitazione di modelli socialmente influenti che ispirano nuovi tipi di comportamento aggressivo e disinibiscono quelli appresi precedentemente.

Comunque, la messa in pratica di un comportamento aggressivo dipende sempre dalla valutazione della situazione istigatrice, dalla stima delle conseguenze prevedibili e dall elaborazione interna del pensiero. Questa elaborazione, del resto, comporterebbe una sorta di ruminazione di esempi esterni che creerebbero una sorta di autoattivazione in grado di sfociare in comportamenti particolarmente violenti.

Un altro concetto importante, elaborato nell ambito di questi approcci teorici ed in particolare all interno delle teorie della processazione dell informazione, è quello dello script, cioè del copione o canovaccio che prestabilisce a grandi linee il repertorio comportamentale adeguato in una data circostanza. E in base a questi schemi, formatisi a partire dalla prima infanzia, che ci si comporta in un modo piuttosto che in un altro, e se nella storia di un individuo sono privilegiati script di tipo rabbioso-aggressivo, essi verranno messi in atto con maggiori probabilità in situazioni critiche L approccio psicodinamico In ambito psicodinamico, il tema dell aggressività è legato ad una questione fondamentale: l aggressività è un istinto innato e inevitabilmente centrale nella vita emozionale degli uomini, o è qualcosa che il genere umano sviluppa in modo reattivo o 31 A.

Complessivamente, nella produzione freudiana e nella produzione analitica postfreudiana, possiamo rintracciare e seguire lo sviluppo di tre ipotesi: l ipotesi di un aggressività primaria, l ipotesi di un aggressività reattiva ad una esperienza di frustrazione e, infine, l ipotesi dell esistenza di una pulsione di morte. La ricerca di Freud 32 sull aggressività ha origine dagli spazi carenti della teoria della libido, assumendo nel corso del tempo una centralità e uno spessore sempre maggiori, soprattutto per gli interrogativi suscitati, più che per le certezze raggiunte.

In una prima fase, fino al , l aggressività si configura come un aspetto della libido, e solo in una fase successiva viene avanzata l ipotesi di una aggressività indipendente dalla libido e ascrivibile alle pulsioni dell Io. Con la pubblicazione di Al di là del principio del piacere 33, l aggressività assume un ruolo ancora più importante, diventando manifestazione esterna della pulsione di morte.

In questo modo, l aggressività e la distruttività entrano sul palcoscenico della teoria psicoanalitica. La pulsione di morte, contrapposta alla pulsione di vita e al concetto correlato di libido, tende alla completa riduzione delle tensioni e a ridurre l essere vivente allo stato inorganico.

Per questo motivo, la pulsione di morte viene inizialmente diretta all interno e orientata all autodistruzione, secondariamente, viene diretta verso l esterno, manifestandosi sottoforma di aggressività e distruttività. Secondo Freud, nell uomo ci sarebbe un aggressività innata, come quella caratteristica di una bestia selvaggia senza rispetto alcuno per la propria specie.

Infatti, la pulsione di morte concede un elevato godimento narcisistico: il trionfo dell aggressività non è altro che il trionfo dell onnipotenza.

L ostilità primaria metterebbe a dura prova la civiltà, che, al 32 G. Freud, Al di là del principio del piacere, in Opere, , a cura di L. Musatti, vol. IX, Torino: Boringhieri 34 S. Freud, Il disagio della civiltà, in Opere, , a cura di L. X, Torino: Boringhieri. All interno del movimento psicoanalitico ci sono state molteplici scissioni e dissenzi verso le tesi di Freud. Sicuramente, la posizione assunta da Adler 35, allievo di Freud, è interessante, in quanto la scissione dalle tesi del maestro verte proprio sul tema dell aggressività.

Il modello adleriano dell aggressività non è quello dell istinto, ma quello della reazione alla frustrazione, modello in cui una condotta reattiva, compensatoria e funzionale ad un certo adattamento, viene associata e ancorata a determinate esperienze e apprendimenti.

La pulsione aggressiva si esprime nel bisogno di compensare una qualche inferiorità fisica e in generale un sentimento di inadeguatezza; dalla stessa fonte compensativa viene pure il bisogno di emergere, facendo valere la propria supremazia. In questo senso, l aggressività per Adler assume una valenza decisamente benevola e positiva, in quanto consiste in un processo psichico che mira all affermazione di sé e del proprio valore.

Il problema tra lo sviluppo dell aggressività come realizzazione di sé e il suo sviluppo nelle forme distruttive e asociali viene spiegato tenendo conto che il sentimento di inferiorità non nasce solo da un oggettiva menomazione o inadeguatezza, ma anche da una diffusa pratica educativa che esaspera la naturale debolezza e l insufficiente capacità adattiva del bambino. Secondo Adler, l aggressività disfunzionale non è costituzionale, ma è una malformazione del carattere causata da scorrette prassi pedagogiche e dalla mancata conoscenza dei problemi dell età evolutiva La scuola kleiniana ha accolto le posizioni di Freud, relative alla dualità degli istinti e all esistenza della pulsione di morte come base dell aggressività distruttiva, integrandole con le tematiche relative ai primissimi stadi dello sviluppo sessuale, all elaborazione delle prime relazioni oggettuali, all incorporazione dell oggetto nello stadio sadico-orale, all importanza delle precocissime soddisfazioni e frustrazioni.

Se Freud aveva dissolto le illusioni di un mondo infantile estraneo alla passione, la Klein 37 attacca frontalmente l ingenua convinzione di una dimensione infantile estranea all ostilità e alla violenza, parlando di una distruttività molto precoce, dalla quale l organismo deve proteggere se stesso e i propri oggetti.

Relazione psicologica su Bruno Contrada di anni Marco Lipera Dott. Depressione e comportamento suicidario Opuscolo informativo Depressione La vita a volte è difficile e sappiamo che fattori come problemi di reddito, la perdita del lavoro, problemi familiari, problemi. A quattro anni trasferimento a Vienna.

Fu sin dall inizio un bambino sveglio e molto interessato. In generale Il ruolo femminile A tutti capita di sentirsi tristi di tanto in tanto. È un esperienza che tutti, prima o poi, provano. Se le attività che vi piacevano prima ora non vi piacciono. Apprendimento Dispositivo universale degli animali, supportato da una struttura nervosa. Esempio dell ameba: Risponde a stimoli nuovi adattabilità Identifica risposte adattive per prove ed errori acquisizione.

Il bambino con labiopalatoschisi Aspetti psicologici e ruolo dello psicologo Ornella Manca Uccheddu La nascita del figlio A. Di Vita Palermo, Ha messo in evidenza una differenza fra padri e madri. ADHD è un disturbo che colpisce. Cruciani, Dott. Szczepanczyk Definizione: Una terapia che rivolge una profonda attenzione all interazione terapeutapaziente, con interpretazioni.

Lezione del 7 novembre Prof. Che cos è un emozione? Definizione Emozione: Stato psichico affettivo e momentaneo che consiste nella reazione opposta all organismo a percezioni o rappresentazioni che ne turbano l equilibrio Devoto.

MODULO L individuazione e le traiettorie di sviluppo - L individualità - Lo sviluppo dell identità di genere - La costruzione e lo sviluppo del sé - Continuità e discontinuità nello sviluppo - Traiettorie. Giunto alla quinta edizione, il Compendio di criminologia si è affermato come strumento indispensabile alla conoscenza dei numerosi problemi posti dall'analisi del delitto in quanto fenomeno sociale e.

Comando 2. Responsabilità del padre 3. Severità 4. Esemplarità 5. Paura e senso di colpa del bambino La famiglia.

Dettagli appunto:

Prima applicazione della metodologia relazionale Ricerca Associazione per la Ricerca e l Intervento Sociale Nel è stata realizzata la prima ricerca che utilizzava la metodologia relazionale.

L obiettivo. Agire per modificare la nostra autostima - Valori e regole personali Il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre ma nell avere nuovi occhi M.

Proust Per migliorare la propria autostima. Psicopatologia dell anziano 02 marzo Invecchiamento e Psicopatogia Salute mentale dell anziano: nuovo campo della psicopatologia. Affinamento dei criteri di diagnosi, costruzione e validazione di. Federica Biassoni Restituzione esercitazioni! Lettura dell espressione: centralità degli. Tutti noi, più. Ci sono tre tipi di sofferenze dei bambini e dei ragazzi.

VI Sommario Parte prima La mente e le sue funzioni nel ciclo di vita Pensare, imparare, conoscere se stessi e gli altri, farsi un idea dell ambiente che ci circonda, reagire agli stimoli che continuamente.

La depressione: sintomi e cura a cura di Cinzia Gatti La fine di un amore, la morte di una persona cara, la perdita del lavoro possono suscitare sentimenti di tristezza e desolazione, far nascere sensi.

La funzione dei centri antiviolenza e il loro osservatorio: il sostegno del bambino coinvolto nel percorso di protezione assieme alla madre A cura di Centri antiviolenza Demetra, Linea RosaeSos Donna Formazione. Scienza, tecnica e psicologia: nuove frontiere a confronto Spello, novembre Dott. Eleanor Roosevelt Inversione di paradigma da persone.

James ha sostenuto l esistenza di tre costituenti principali del Sé:. Il nostro Progetto La scelta? Essere indipendente! Da ormai 20 anni.

Lo sviluppo emotivo e relazionale Corso di Psicologia dello Sviluppo , prof. Psicologia dello Sviluppo DESCRIVE i cambiamenti dell essere umano nei comportamenti e nelle competenze motorie, percettive, sociali, emotive, comunicativo-linguistiche, cognitive in funzione del trascorrere. Favorire l autostima nel bambino Mario Di Pietro www.

Centro Territoriale di Servizi per le disabilità U. Joseph Nicolosi si occupa da diversi anni di terapia riparativa dell'omosessualità; è cofondatore e direttore dell'associazione. La salute emotiva della donna: i percorsi di sostegno psicologico dopo le diagnosi ospedaliere traumatiche Dr.