Normativa Scarico Acque Meteoriche

Normativa Scarico Acque Meteoriche normativa scarico acque meteoriche

Cioè il suo titolare verrebbe assoggettato alla normativa tecnica, amministrativa e penale più severa – sulle acque reflue industriali – perché lo scarico. Per acque meteoriche di dilavamento si intende la parte delle acque di una o di dilavamento possono essere oggetto di autorizzazione allo scarico, sulla base di di autorizzazione, salva una diversa previsione contenuta nella normativa. Le acque meteoriche di dilavamento e di prima pioggia (al di fuori di ipotesi giuridiche), sono di principio escluse dalla normativa sugli scarichi. La normativa nazionale in materia ambientale prevede che tutti gli scarichi Gli scarichi di acque meteoriche di dilavamento di prima pioggia. Diamo uno sguardo alla direttiva quadro sulle acque meteoriche (WRRL) di scarico e delle acque meteoriche (con una rete fognaria mista).

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Il titolare dello scarico di fognature urbane di tipo misto separato, che convogliano le sole acque meteoriche provenienti da aree urbane, strade, piazzali, ed ogni altra pertinenza urbana ed extraurbana non strettamente connessa ad attività produttive, sono tenuti ad inoltrare alla Provincia di Brindisi apposita domanda Allegato 2 , prima della realizzazione delle opere, corredata dai documenti Allegato 8 pag.

Il titolare dello scarico di acque meteoriche di dilavamento incidenti su strade extraurbane provviste di sistemi di collettamento, anche a cielo aperto, sono soggetti ad inoltrare alla Provincia di Brindisi apposita domanda Allegato 2 , prima della realizzazione delle opere, corredata dai documenti Allegato 8 pag.

Un anno prima della scadenza ne deve essere richiesto il rinnovo. Trascorso inutilmente tale termine, lo scarico dovrà cessare immediatamente. La comunicazione, invece si rinnova tacitamente fermo restando che la stessa dovrà essere ripresentata per avvenute modificazioni rispetto a quanto comunicato.

Pasquale Epifani Tel.

A pari condizioni saranno maggiormente inquinate le prime acque meteoriche cosiddette acque di prima pioggia rispetto a quelle che seguono acque di seconda pioggia per il fatto che i potenziali inquinanti presenti sulle superfici sono dilavati dalle prime acque che cadono su di esse.

Da tutto quanto sopra si rileva che le acque di prima pioggia richiedono qualche forma di separazione e di trattamento; il riconoscimento di questo problema ha portato ad emanare una normativa che, come accade quando si incrociano competenze di diversi Enti, spesso non è di facile comprensione.

Norme statali e norme regionali Il principale atto normativo in materia di gestione e smaltimento di acque reflue è, come per numerosi altri aspetti ambientali, il D. Lo stesso articolo riporta poi la prescrizione a quanto precedentemente già visto.

Questo provvedimento stabiliva che lo scarico di acque di dilavamento proveniente da una lista di attività considerate particolarmente inquinanti dovesse essere autorizzato, e che tale scarico dovesse di norma avvenire dopo un trattamento semplificato di depurazione, da studiare caso per caso. La normativa regionale più dettagliata è quella della Regione Toscana, che dapprima ha provveduto con la Legge Regionale n.

A loro volta queste si distinguono in: - acque meteoriche dilavanti contaminate AMC , ossia quelle che derivano dalla pioggia che cade su aree industriali dove si svolgono attività inquinanti la lista è sostanzialmente quella della Regione Lombardia , più le acque meteoriche di prima pioggia AMPP ; queste ultime sono definite come quelle corrispondenti ai primi 5 minuti di precipitazioni - acque meteoriche dilavanti non contaminate AMDNC , cioè le acque che provengono da tetti, tettoie, strade e piazzali non interessati da attività produttive, più quelle provenienti da aree industriali non comprese nella lista sopra citata Per quanto riguarda la disciplina degli scarichi, la Regione Toscana consente lo scarico in pubblica fognatura e senza autorizzazione delle acque di prima pioggia AMPP derivanti da aree pubbliche; mentre lo scarico in fognatura di quelle che derivano da aree private siano esse inquinanti o meno deve essere autorizzato dalle AATO.

I valori limite sono indicati in tabelle differenziate, contenute in detto allegato, a seconda della tipologia di scarico e del corpo recettore.

È permesso in ogni caso lo scarico sul suolo o strati superficiali del sottosuolo degli scaricatori di piena, delle acque provenienti dalla lavorazione delle rocce native, delle acque meteoriche raccolte mediante fognatura separata, delle acque derivanti dallo sfioro dei serbatoi idrici.

Scarichi in corpi idrici superficiali Gli scarichi di acque reflue urbane in corpi idrici superficiali devono rispettare i limiti fissati alle tabelle 1 e 2 del D.

Tutti gli apparecchi per l'evacuazione delle materie di rifiuto in comunicazione con la rete fognaria dovranno essere muniti di chiusura idraulica e sifone a tenuta stagna. Le caditoie per la raccolta delle acque meteoriche dai cortili e le pilette per la raccolta delle acque dagli ambienti siti al piano terra dovranno essere muniti di interruzione idraulica o sifone. Le caditoie dovranno essere inoltre dotate di vaschette ispezionabili per la trattenuta dei materiali grossolani.

Il Sindaco potrà chiedere, a proprio insindacabile giudizio, i calcoli idraulici per il dimensionamento delle condutture quando le aree private da servire sono di notevoli dimensioni.