Deus Salve Maria Base Musicale Scarica

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Ecco il Testo (karaoke) della base che vuoi scaricare, il link per effettuare il download di Deus ti salvet Maria – (Ave Maria in sardo) Tazenda & Fabrizio De. Ricerca e scarica dei Versioni Strumentali MP3 La versione strumentale di Deus ti salvet maria resa famosa da De Andrè non è attualmente disponibile nel​. • 1 song, Play on Spotify. 1. Deus ti salvet maria - Karaoke version. 5:​ Featured on Basi musicale nello stilo dei tazenda (instrumental karaoke​. Deus ti salvet Maria (noto anche semplicemente come Ave Maria sarda) è un canto devozionale appartenente alla tradizione sarda, scritto nel XVIII secolo dal poeta Bonaventura Licheri (Neoneli, - ). Il testo fu composto (o tradotto​) intorno al ; la trascrizione più antica è Crea un libro · Scarica come PDF · Versione stampabile. Basi per karaoke con testo mid e kar. Tazenda - Deus Ti Salvet zzpp.info · Download · Tazenda - zzpp.info · Download · Tazenda - Domo Mia(​Con.

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La regione storica del Meilogu, chiamata anche Mejlogu o Logudoro Meilogu Il Logudoro è stato, nel periodo medioevale, uno dei quattro giudicati che ha avuto come capoluogo prima Porto torres, in seguito Ardara, ed infine Sassari. Oggi possiamo dividere questa regione in tre parti: il Logudoro Turritano, il cosiddetto Sassarese, a nord; il Logudoro Meilogu a ovest; ed il Logudoro Montacuto a est.

In particolare, il Meilogu ha il nome che deriva dal suo posizionamento in Mediu Logu, vale a dire nel cuore del Giudicato. Il Meilogu è caratterizzato da un territorio prevalentemente pianeggiante, che produce cereali, verdure, ortaggi.

Sono fiorenti gli allevamenti ovini, da cui deriva la ricca produzione casearia. Le numerose sorgenti e corsi d'acqua favoriscono questa ricchezza.

La chiesa confina con la Casa Parrocchiale, ha una sola navata, con volta a crociera, divisa in tre campate di uguali dimensioni, e con il presbiterio un poco più grande, al quale si aggiunge una piccola abside con cupola a semicatino. L'ultimo restauro della chiesa si è concluso nel Dietro l'altare, presso il muro dell'abside, sono sistemati due leoni in pietra calcarea, trovati sotto l'altare della Cappella di Sant'Antonio in occasione dei restauri del All'interno della chiesa di Santa Croce è conservato un crocefisso ligneo di quercia resistente del diciassettesimo secolo, policromo, di ottima fattura, che viene adoperato durante la Settimana santa per il rito della Deposizione, ossia di S'Iscravamentu.

Per arrivarci, ritorniamo indietro lungo la via Vittorio Emanuele fino a dove avevamo preso, sulla destra, la via Dante Alighieri che ci aveva portati al Museo Maria Carta. Questa volta, presa la via Dante Alighieri, evitiamo la deviazione nella via Aldo Moro per il Museo, e proseguiamo invece dritti fino alla fine della strada. Percorsi cinquecento metri, al termine della via Dante Alighieri, ci si trova di fronte all'ingresso del Cimitero.

Vicino all'attuale cimitero, nei pressi dell'omonimo rio, si trovava un tempo la chiesa di Santa Maria de Banzos, che è stata citata negli atti del processo a Julia Carta. Il campo sportivo di Siligo Quando siamo arrivati all'interno del centro abitato, alla rotonda, invece di prendere sulla sinistra la via Vittorio Emanuele, proseguiamo sulla destra con la SP41bis, che passa ad ovest dell'abitato.

Percorsi circa metri, troviamo alla destra della strada gli impianti del Complesso sportivo comunale di Siligo, dopo i quali la strada provinciale prosegue in direzione della frazione di Siligo denominata Binzamanna. Negli impianti del Complesso sportivo è presente un campo da calcio, dotato di tribune in grado di ospitare circa un centinaio di spettatori, che ospita le partite casalinghe della Polisportiva Siligo, che gioca in Prima catgoria, nel girone G.

All'interno degli impianti del Complesso sportivo è presente, inoltre, un campo da calcetto ossia calcio a cinque, recentemente ristrutturato e dotato di manto erboso sintetico, ed un campo da tennis. La frazione Binzamanna Del comune di Siligo fa parte la Frazione Binzamanna altezza metri , distanza 1.

Dalla SP41bis prendiamo verso destra la via Giovanni Maria Angioi, che ci porta all'interno dell'abitato della frazione.

Il monte Sant'Antonio come propagine nord occidentale del più vasto tavolato vulcanico denominato monte Pelau Nel suo territorio, infatti, si trovano interessanti siti naturali, quale l'area archeologica di monte Sant'Antonio, di grande interesse scientifico e singolare bellezza, con il suo santuario nuragico, ed il monte santo che descriveremo più avanti.

Dalla periferia sud orientale dell'abitato di Siligo, è possibile prendere una strada comunale che risale sino alla sommità del tavolato denominato Monte Sant'Antonio, di metri, che si trova a sud del paese, e costituisce la propagine nord occidentale del più vasto tavolato vulcanico denominato Monte Pelau.

Sulla sommità del monte Sant'Antonio si trova una Croce, situata in un punto panoramico.

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Il tracciato per raggiungere la sommità del tavolato, piuttosto accidentato, è percorribile con un fuoristrada. Questa strutture si distribuiscono intorno al Tempio a pozzo, situato tra due strutture murarie. La prima è curvilinea, mentre la seconda, rettilinea, è interrotta da una piccola nicchia e dal corridoio di accesso ad una torre. Le strutture sono racchiuse da una grande muraglia, che parte dalla torre, arriva ad una costruzione circolare, forse una torre capanna, e ad altre strutture non definibili, sino a collegarsi con un'altra torre simile alla prima.

Il pozzo conserva la camera circolare, con l'ingresso con la soglia rialzata aperta su un'area lastricata. Il vano che contiene il pozzo presenta dei raccordi angolari, tra due paramenti rettilinei che adattano la pianta circolare ad un alzato quadrangolare, che in origine era coperto da un tetto a doppio spiovente.

La pavimentazione è costituita da lastre di scisto, oltre a blocchi lavorati di basalto e di tufo bianco, ed una canaletta di deflusso dell'acqua attraversa tutta l'area lastricata terminando sulla soglia del pozzo. Presso l'area sacra è presente un Ambiente circolare del diametro esterno di otto metri, costruito con filari regolari di massi di basalto, e dotato al centro di un focolare circolare. Sono, inoltre, presenti altre due strutture singolari.

La prima è realizzata con blocchi ben lavorati di basalto ed è rettangolare allungata, con absidi contrapposte. La seconda, anch'essa rettangolare, è costruita con filari alternati di conci calcarei e basaltici, dotata di quattro ingressi contrapposti sui lati lunghi, e lungo il suo perimetro corre un sedile che si interrompe in corrispondenza di un piccolo seggio cilindrico con cornice.

Un corridoio rettilineo collega l'area sacra al nuraghe sa Scala de la Perdischeddula, realizzato sull'affioramento roccioso a metri di altezza, di tipologia indefinita probabilmente un monotorre a pianta circolare, costruito con giganteschi blocchi di basalto sovrapposti con tessitura obliqua, del quale sono visibili solo i ruderi di una torre nuragica. Sulla cima del monte Sant'Antonio si trovano diversi altri resti di epoca nuragica, compresi quelli di un villaggio nuragico che va visto come il terminale di un commercio di collane di ambra che collegava la Sardegna al mar Baltico.

Vi si trovano anche resti dell'epoca romana, ed anche costruzioni che risalgono a dopo l'anno Mille. Vicino, infatti, si trovano i resti di un castello medioevale che si ritiene sia stato abitato fino al Medioevo, fino a scomparire nel XV secolo. Il castello è citato con più nomi, tra cui quello di Castello di Capula, dal nome del borgo medioevale che era sorto attorno alla Chiesa di Sant'Antonio Abate, che era situata sulla sommità del monte, ed è stata distrutta verso la metà dell'Ottocento, fino ad essere attualmente ridotta allo stato di rudere.

Torresette

Resti del nuraghe Santo Filighe Usciamo dall'abitato verso nord con la via Vittorio Veneto ed, arrivati alla rotonda, prendiamo verso destra la SP41bis che ci porta in direzione della SP di Carlo Felice. Passato dopo settecentocinquanta metri l'incrocio con la SP80, prendiamo verso sinistra la deviazione dove la strada prosegue ancora come SP41bis e, dopo due chilometri e trecento metri, ci porta al raccordo che immette sulla SS di Carlo Felice.

Dopo questo raccordo, la SP41bis prosegue con il nome di SP Passati il Distributore di carburanti, seguiamo la SP96 per un chilometro, poi troviamo una deviazione sulla destra, la prendiamo, dopo una settantina di metri prendiamo a sinistra, e le seguiamo per seicentocinquanta metri, dove troviamo, alla sinistra, una casa colonica dietro la quale si trovano i resti del nuraghe Santo Filighe.

Si tratta di un nuraghe di tipologia indefinita, edificato a metri di altezza, che si trova un poco più a nord dei limiti settentrionali dell'altopiano di s'Aspru.

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Dopo settecentocinquanta metri, passata la deviazione dove a sinistra proseguirebbe la SP41bis, proseguiamo dritti sulla SP80 che si dirige verso ovest in direzione di Ardara, e, dopo duecentocinquanta metri, arrivati in località Coas, vediamo, alla destra della strada, l'edificio che ospita l'Osservatorio Astronomico di Siligo.

L'Osservatorio è dotato di un telescopio primario in configurazione Ritchey Chretien da mm di diametro su montatura equatoriale, il più grande in tutte la Sardegna di questo tipo. L'Osservatorio, che è stato inaugurato nel , è dotato di una sala conferenze multimediale ed è gestito dalla Società Astronomica Turritana di Sassari, alla quale si deve anche il Planetario che abbiamo già visto quando, all'interno dell'abitato, siamo arrivati in piazza Maria Carta.

Dopo settecentocinquanta metri, passata la deviazione dove a sinistra proseguirebbe la SP41bis, proseguiamo dritti sulla SP80 che si dirige verso ovest in direzione di Ardara, e, dopo poco meno di un chilometro, passata con un viadotto la SS di Carlo Felice, arriviamo a uno svincolo.

Proprio allo svincolo, al lato sinistro della strada, si affaccia la Chiesa di Santa Maria di Bubalis, definizione che risulterebbe errata perché il sito di Bualis, al quale si riferiscono i documenti medievali, risulterebbe in una zona dell'attuale territorio di Tergu. Questo tempio dalle forme uniche nel panorama architettonico sardo è stato identificato da alcuni studiosi ottocenteschi con la Chiesa di Nostra Signora di Mesumundu, benché non esista nessuna fonte documentaria che possa convalidare simile identificazione.

La chiesa è stata edificata in pieno periodo bizantino, alla fine del VI secolo, sulle rovine di un preesistente edificio termale romano del II secolo, nel periodo imperiale. Accanto alla chiesa si trovano, infatti, ancora i resti dell'acquedotto romano. Nel il giudice turritano Barisone I, dona alla basilica di Montecassino, le Chiese di Santa Maria di Bubalis e di Sant'Elia di monte santo, e poiché tale monte e la sua chiesa ancora esistente, si trovano in territorio di Siligo, quasi tutti gli storici hanno associato la nostra Santa Maria, a quella donata ai monaci benedettini, per il semplice fatto che i due edifici sono vicini tra loro.

I monaci Benedettini la ricostruiscono in stile tardo bizantino dopo il , e la chiesa diviene il fulcro religioso del primo insediamento di Villanova Montesanto, villaggio estintosi entro gli inizi della seconda metà del XVII secolo. Nuovamente rifondato circa un secolo dopo, in associazione alla chiesa di San Vincenzo Ferrer, ha comunque vita breve, e scompare entro il , dato che documenti ottocenteschi attestano l'abbandono di Santa Maria e la successiva riparazione avvenuta nella metà dello stesso secolo.

Nel diciannovesimo secolo era ridotta in stato di rudere a causa di un crollo che aveva interessato parte l'abside meridionale, ed è stata interessata da un importante lavoro di consolidamento, operato nel La struttura, che nel tempo ha subito varie modifiche, è realizzata a file di mattoni in cotto che si alternano a cantonetti di basalto, ed è caratterizzata un corpo circolare centrale con una cupola sferica di dieci metri di diametro, absidato con absidi disposti a trifoglio, affiancato da due ambienti di cui uno voltato a botte ed uno semicupolato.

Alcune ampie finestre assicurano l'illuminazione degli spazi interni, che sono totalmente spogli e privi persino di altari, in quanto l'edificio non è più utilizzato per funzioni religiose. Nel sono state individuate sepolture ed una canaletta che scorre lungo la pavimentazione, segno di una qualche attività legata al culto delle acque.

La frazione s'Aspru sull'altopiano di s'Aspru Allo svincolo dove abbiamo trovato la chiesa di Santa Maria di Bubalis, seguendo le indicazioni per Mondo X s'Aspru prendiamo la strada sulla sinistra, che, dopo circa un chilometro, ci porta all'interno della Frazione s'Aspru altezza metri , distanza 4. Qui si trova la comunità agropastorale di Mondo X Sardegna, una specie di fattoria pedagogica impegnata in un programma di recupero psico sociale che si compie di norma nell'arco di tre o quattro anni, nella quale trovano ospitalità una trentina di ragazzi.

Sull'altopiano di s'Aspru sorgono diversi nuraghi, che evidentemente sono stati edificati in una logica di difesa, dei quali abbiamo già visto il nuraghe Santo Filighe, che si trova più a nord, e vediamo gli altri principali. Resti del nuraghe Ponte Molino Se prendiamo la SP80 in direzione di Ardara, passata la chiesa di Santa Maria di Bubalis, prendiamo la strada sulla sinistra, che porta alla frazione s'Aspru.

Seguita in direzione nord per circa centocinquanta metri, prendiamo una deviazione a sinistra, e la seguiamo per poco più di altri cento metri. Nella campagna, alla sinistra di questa deviazione, ossia verso nord, si trovano a una certa distanza i resti del nuraghe Ponte Molino. Si tratta di un nuraghe di tipologia indefinita, edificato a metri di altezza, che si trova sui limiti meridionali dell'altopiano di s'Aspru.

Le cattedrali musicali di Antonella Ruggiero

Resti del nuraghe Scala Ruia Se prendiamo la SP80 in direzione di Ardara, passata la chiesa di Santa Maria di Bubalis, prendiamo la strada sulla sinistra, che, dopo circa un chilometro, ci porta alla frazione s'Aspru.

Usciamo da questa frazione con una parallela alla strada che ci ha portato all'interno della frazione, la quale si muove verso nord ovest, la seguiamo per circa un chilometro, e vediamo, alla sinistra della strada, i resti del nuraghe Scala Ruia. Si tratta di nuovo di un nuraghe di tipologia indefinita, edificato a metri di altezza, che si trova molto più a nord rispetto al nuraghe Ponte Molino, sui limiti settentrionali dell'altopiano di s'Aspru, e dista solo seicento metri dal nuraghe Santu Filighe.

Resti del nuraghe Conzattu Il principale tra i nuraghe presenti sull'altopiano di s'Aspru è il nuraghe Conzattu, al quale si arriva con la SP80 in direzione di Ardara. Passata la chiesa di Santa Maria di Bubalis, seguiamo la SP80 per un chilometro e quattrocento metri, fino a vedere alla sinistra un cancello, con le indicazioni per raggiungerlo.

Si trovano i resti del nuraghe edificato a metri di altezza, che si trova sui limiti meridionali dell'altopiano di s'Aspru. Si tratta di un nuraghe complesso con una torre principale centrale abbastanza ben conservata, e bastione a profilo concavo e convesso, con tre torri aggiunte.

La camera centrale è marginata da due nicchie e conserva la tholos ancora intatta. La chiesa di San Vincenzo Ferrer Lungo la SP80 che, da Siligo, conduce verso Ardara, a cinquecentocinquanta metri dall'Osservatorio Astronomico, poche centinaia di metri prima del viadotto sulla superstrada SS di Carlo Felice, prendiamo seguendo le indicazioni una strada bianca sulla destra e la seguiamo verso sud est, che in ottocento metri ci conduce alla Chiesa di San Vincenzo Ferrer. Questa chiesa, che risale al dodicesimo secolo e potrebbe essere stata la chiesa parrocchiale del villaggio abbandonato di Villanova Montesanto, ossia Biddanoa, ha subito nel tempo numerosi restauri, l'ultimo dei quali nel , e si conserva in buone condizioni statiche.

All'esterno, le pareti laterali sono sostenute da ampi contrafforti. All'interno, la chiesa è a navata unica, coperta con volta a botte. La statua che troneggia nella nicchia è degli anni Venti del Novecento, e sostituisce la statua lignea originale di San Vincenzo Ferrer, che oggi viene custodita nella chiesa parrocchiale di Santa Vittoria.

Questa statua lignea viene portata in processione lungo le vie del paese durante la Festa di San Vincenzo Ferrer, che è la seconda festa patronale di Siligo e si tiene l'ultimo fine settimana di agosto. Il tavolato di basalto chiamato monte santo Il territorio di Siligo è caratterizzato da diversi rilievi di origine vulcanica. Proseguendo ancora verso Ardara sulla SP41bis, più avanti vediamo sulla destra un tavolato di basalto chiamato Monte santo, alto metri, che con la sua forma a cono domina tutto il Meilogu.

La porzione più consistente del monte è collocata in territorio di Siligo tuttavia alcune parti appartengono ai comuni di Ardara, Bonnanaro e Mores, tutti nella provincia di Sassari.

Introduzione alla Musica Sarda

Si tratta del più tipico esempio del vulcanesimo recente nell'area del Meilogu e presenta scarsi ma interessanti resti di foreste di roverelle.

È un'enorme masso erratico posizionato alle pendici del monte santo, il cui utilizzo è variato col tempo, è stato infatti dapprima un ipogeo preistorico, ma anche in seguito un eremo o una chiesa in età paleo cristiana. All'interno di Su Crastu de Santu Liseu si trova una Domus de janas scavata all'interno dell'enorme masso, nella quale si possono notare le varie stanze e finestre.

La piccola chiesa dei Santi Elia ed Enoch In cima al monte si trova la piccola Chiesa dei Santi Elia ed Enoch, edificata in stile romanico arcaico su una chiesa preesistente, che viene donata nel dal giudice turritano Barisone I alla basilica di Montecassino, la quale, due anni dopo, in seguito ad alcune peripezie, riesce ad inviarvi un manipolo di monaci che cost.

I santi ai quali è stata dedicata, derivano dalla importazione in Sardegna da parte della chiesa greca di tutti i suoi culti. Fra questi, il culto per Sant'Elia, che ha sostituito quello pagano per Elios, ed anche in Sardegna, come in Grecia e in Oriente, le Chiese dedicate al santo sono state edificate sopra sommità montane.

Sant'Enoch era, invece, un patriarca, figlio di Iared e padre di Matusalemme. Il suo accostamento a Sant'Elia è dovuto al fatto che, di entrambi, non è nota la fine. L'apparato cromosomico del fare musica dei Bertas e' oggi pienamente contrassegnato da questo gene indelebile.

In "Amistade", disco registrato nel , si riconferma la forza di una scelta espressiva che oggi, in tempi di forte attrazione per musiche esotiche e lontane, risulta appetibile anche ad un pubblico di non sardi. Nel disco ci sono nuove tracce che testimoniano della vitalita' compositiva ed espressiva del gruppo pur in assenza del binomio Costa - Strinna.

C'e' sempre vivo un rock morbido, di dense atmosfere, intriso di richiami ai tenores con equilibrio ed una pulizia che esaltano le indiscusse capacita' di tutti i componenti del gruppo; c'e' una forte sottolineatura ai temi della solidarietà nei nuovi testi di Franco Castia.

Ostinatamente convinti che il tramonto sia ancora lontano perchè i Bertas sono i più accesi assertori di quello che cantano. Versione 1, modificata da nunucoli il 7 Febbraio ,